Non se, ma quando.

“Devi uscire” dicevano. Ma io non ne avevo nessuna voglia. 

“Solo un aperitivo” hanno insistito. 

E finalmente una sera ho detto “ok”, anche perché il Milano Torino da sola non lo so preparare.

Non ho scelto un vestito, né mi sono truccata. Da un lato perché non credo di saper fare bene né l’una né l’altra cosa, dall’altro perché ho voglia di continuare a mimetizzarmi con lo sfondo ancora qualche tempo. Arriverà il sole, l’abbronzatura, la spensieratezza, ma quel giorno non è ancora oggi. Inoltre, c’è un grande vantaggio ad uscire con degli amici maschi tradendo lo stereotipo della femmina. 

Facciamo un passo indietro: ho ormai l’età in cui le “ragazze” la sera mettono a nanna i figli, mentre i mariti e compagni si ritagliano lo spazio per vedere gli amici. Anche questo fa sì che mi capiti più spesso di frequentare i miei amici maschi che le mie amiche femmine. 

Ma torniamo al vantaggio. Senza trucco e con vestiti neutrali, i miei amici maschi, e così gli amici maschi dei miei amici maschi, tendono a non percepirmi come un essere sessualmente definito e mi fanno rientrare nel grande calderone dei ragazzi. Questa zona grigia mi offre la possibilità di osservare l’universo maschile dall’interno, con la stessa curiosità di un’entomologa alle prese con una specie molto comune di insetti.    

Insomma, l’altra sera sono uscita e all’ora in cui normalmente vado a dormire mi sono ritrovata a chiacchierare con uno sconosciuto, poco più giovane di me, sposato, con un figlio piccolo, che quella sera avrebbe tanto voluto uscire insieme alla sua fidanzata. Che è un’altra cosa rispetto alla moglie, specifico per chi non fosse avvezzo al linguaggio dei poligami non dichiarati. Fidanzata che confessava di aver corteggiato per banale spirito di conquista. Non era “quella del formaggio”, espressione che indica la donna che riesce nell’impresa di spezzare il cuore ad un Casanova riservandogli lo stesso trattamento che lui offre alle proprie prede. Non una donna che gli avesse fatto perdere la testa insomma, solo una che aveva deciso di portarsi a letto “no matter what” e, soprattutto, senza influenza alcuna sulla propria vita ufficiale. Dopo qualche domanda divertita, posta per assicurarmi di aver inquadrato correttamente la situazione, la serata è filata fino a chiusura del locale, ho accettato un passaggio in macchina e mi sono buttata a dormire.

O almeno ci ho provato perché in realtà ho passato la notte in dormiveglia, un po’ per colpa dell’alcol, un po’ perché il cervello mi continuava a frullare, mettendo in fila tutti gli uomini che ho incontrato nella mia vita, con i gradi più svariati di vicinanza, che sapevo avessero tradito la/il propria/o compagna/o. E poi sono passata alle donne. Damn, la lista è importante

Lungi da me voler giudicare i comportamenti altrui. Me ne frega troppo poco e soprattutto sono l’ultima persona ad avere il diritto di farlo. Ma qualche domanda mi viene. 

Li ho incontrat* tutti io? No, mi spiace deludervi. Anche fosse, la mia, una naturale propensione ad accompagnarmi con persone di merda, è statisticamente impossibile che le mie energie quantiche siano capaci di attrarre esclusivamente la popolazione fedifraga di questa porzione di mondo. 

Se non è più questione di se ma di quando si tradisce, perché rimanete fidanzat* o sposat*? A questa domanda ho solo risposte deprimenti dal mio punto di vista (soldi, pressione sociale, paura della solitudine). In una parola, opportunismo, che, a dirla tutta, ritengo pure legittimo.

Perché il punto di arrivo di questa riflessione non è fare la morale a persone fedifraghe di cui sentirmi moralmente superiore, tutt’altro. 

La consapevolezza che quella serata mi ha regalato è che ho avuto anch’io tutto il diritto di credere alla porzione di bugie che mi è stata propinata, negli ultimi anni come in un passato più lontano. E questa presa di coscienza mi ha regalato uno scorcio di serenità, insieme a qualche elemento in più per misurare il tempo necessario per smetterla di piangere un amore finito.  

Il filo rosso dei tradimenti non ha (quasi) mai intaccato la trama della vita delle coppie, per il semplice fatto che spesso l’unico vero interesse rilevante di chi tradisce è continuare ad avere tutto, per propria massima soddisfazione. Rifilando pari menzogne ad ogni elemento dell’equazione. 

E’ consolante? No. Ma mi sembra di intuire che il segreto di chi vive bene stia tutto lì. 

Lo ripongo nel cassetto con il materiale utile per il futuro, insieme al “Ma non lo avete ancora capito che non le lasciano mai le mogli?” che mia madre mi disse già nel 2013. 

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