Nel corso del mese di agosto ho viaggiato attraverso la Spagna con la mia amica e compagna di avventure Jessica, in un lungo roadtrip alla scoperta delle meraviglie dell’Andalusia, con le sue stupefacenti contaminazioni arabe e la non meno affascinante vita dei surfer.
In queste settimane in terra straniera ho capito diverse cose, le più frivole sono elencate qui sotto.
Già durante l’atterraggio all’aeroporto, dove Jessica mi avrebbe recuperato per partire in macchina, ho imparato la prima lezione: a Valencia qualsiasi stronzo possiede una casa con piscina. Dal finestrino dell’aereo si vedeva infatti una distesa a perdita d’occhio di rettangoli azzurri che si allungava per tutta la campagna. Ma la cosa meravigliosa che ho percepito è che possedere una piscina non è simbolo di spocchiosa ricchezza bensì un semplice prolungamento dell’attitudine a vivere più possibile insieme, che sia al fresco di un patio rivestito di colorate ceramiche o a bordo di qualche metro quadro di acqua utile a sopravvivere alle temperature feroci.
Dopo un paio di giorni passati a familiarizzare con la pigrizia vacanziera, immensamente facilitata dai ritmi spagnoli che ti portano a pranzare durante l’ora del tè e a cenare quando la app che monitora il sonno ti invita a chiudere gli occhi, siamo partite alla volta di Granada. Immerse nelle incredibili bellezze dello stile mudejar, che da solo dovrebbe far capire al mondo quanto le contaminazioni tra culture abbiano storicamente portato alla creazione di sublimi bellezze, abbiamo imparato la seconda lezione: per gli spagnoli, l’aglio sta bene su tutto. Un po’ come il nero, ma con conseguenze comprensibilmente più nefaste. E quando credi di essere riuscita a ordinare una pietanza scevra dal potente antibatterico, scopri che sono capaci di sminuzzarlo così finemente da farlo sembrare zucchero per il caffè. Conoscendo la mia propensione a cacciarmi in situazioni buffe, ringrazio chi mi ha convinto a preferire il caffè amaro.
Proseguendo qualche giorno più tardi verso Siviglia e ancora più avanti verso Conil de la Frontera, abbiamo metabolizzato (mai verbo fu più azzeccato) che quello che i primi giorni ci sembrava un delizioso sfizio, stava diventando un elemento preponderante della nostra dieta. La terza lezione di questo roadtrip è che gli andalusi friggono tutto, anche il tavolo e le sedie, se potessero farlo. Era impossibile fare un pasto senza assumere almeno un calamaretto rivestito di pastella e lanciato nell’olio bollente, dove venivano poi fritte anche le immancabili puntillitas, insieme alla tortillitas de camarones che tanto bene si accompagnano alla cerveza sulla spiaggia di El Palmar. Quando torno mi rimetto a dieta, promesso.
Questa predilezione per il fritto ci porta direttamente alla quarta lezione andalusa, e invito i milanesi business-oriented ad alzare le antenne. Gli spagnoli non sanno produrre dei tovagliolini che facciano il loro dovere. In pratica, dopo aver mangiato alcune manciate del delizioso sopracitato fritto, cerchi di ripulirti le mani dalla prova evidente della tua colpa distribuendo invece l’olio con perizia su tutta la superficie palmare e oltre. Con il duplice risultato di contribuire in maniera importante al disboscamento dell’Amazzonia e di rischiare un’ustione di primo grado non appena il sole ti sfiora la pelle.
Questo viaggio non ha però dispensato unicamente sprazzi di conoscenza della realtà spagnola, ma ha anche puntato i riflettori su alcune verità relative alla Francia e al suo popolo. Infatti, nel caso in cui i surfisti ispano- argentini non si fossero applicati abbastanza per farti sentire terribilmente bella, la soluzione è chiudere il roadtrip con qualche tappa francese, preferibilmente in Costa Azzurra, meglio ancora se a settembre. Mischiarsi ai corpi di facoltosi ultra-settantenni che si godono la pensione facendo la bella vita nel contesto della riviera francese è una soluzione pragmatica e alla portata di tutti per farti sentire giovane e davvero avvenente. E per riportarti più o meno bruscamente alla litigiosità che avevi lasciato alle spalle prima di partire da Milano.
Perché l’ultima lezione che ho imparato da questo meraviglioso viaggio è che non importa in quale parte del mondo ti trovi, se hai a che fare con un francese ti renderai sempre conto che farti girare il cazzo riesce loro terribilmente naturale.